sabato 1 ottobre 2016

Chi ha paura delle donne single?

Pubblichiamo qui un breve estratto del libro All The Single Ladies – Il potere delle donne single della giornalista americana Rebecca Traister, appena uscito in Italia per Fandango Editore. Tutti i diritti @2016 by Rebecca Traister per gentile concessione di Berla & Griffini Rights Agency.

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all-the-single-ladiesSe negli anni Settanta e Ottanta l’astensione o la procrastinazione del matrimonio fu una scelta consapevole di alcune donne, oggi è diventata un costume collettivo. L’idea femminista più radicale, la delegittimazione del matrimonio, è stata accolta da una fascia talmente ampia della popolazione – una sciagura secondo i conservatori – da diventare una consuetudine spogliata da ogni connotazione politica, ma ancor più potente proprio perché ha modificato il corso di vita delle donne normali. L’affrancamento delle donne dal matrimonio, che per Moynihan era un fatto patologico e in conflitto con l’ordine patriarcale della nazione, oggi è diventato la norma.

Nel 2013 circa la metà dei primi figli erano di donne non sposate; nel caso di donne con meno di trent’anni la percentuale era del 60%. Quello stesso anno il National Center for Family and Marriage Research pubblicò uno studio in base al quale la percentuale di matrimoni era la più bassa da oltre un secolo. “Il matrimonio non è più una scelta obbligata”, affermava il co-direttore del Ncfmr in un comunicato. “È solo una tra le tante scelte possibili.”

Uno spettro di scelte incredibilmente ampio, se paragonato alle strettoie del matrimonio e della maternità etero cui le donne erano destinate fino a pochi decenni fa. Milioni di donne oggi convivono con partner stabili ma senza sposarsi; entrano ed escono da relazioni monogame; vivono vite sessuali vivaci, oppure non hanno una relazione né amorosa né sessuale, con o senza figli; si sposano o contraggono unioni civili con membri dello stesso sesso. Oppure scelgono diverse tra queste opzioni insieme.

Il cammino verso il matrimonio legale di gay e lesbiche sembra essere in contraddizione con la fuga dal matrimonio degli eterosessuali. Invece, entrambi fanno parte dello stesso progetto: smantellare l’istituzione per come è esistita per secoli – ossia in quanto strumento rigidamente presidiato con cui uno dei due sessi esercita il proprio potere legale, economico e sessuale sull’altro – e farne un’unione flessibile nella quale impegnarsi, idealmente, in condizioni di parità.

Presi nel complesso, questi mutamenti incarnano l’incubo peggiore dei conservatori sociali: un ripensamento totale su cosa significhi essere uomo e cosa significhi essere donna, e dunque anche sul ruolo della famiglia e su chi comanda al suo interno… e all’esterno. La maggiore presenza delle donne in quanto entità indipendenti implica una redistribuzione di ogni forma di potere, tra cui anche quello elettorale, che fino a poco tempo fa era esercitato perlopiù dagli uomini.

Le elettrici single

Nel 2012 le donne nubili costituivano il 23% dell’elettorato, una percentuale non da poco: quasi un quarto dei voti era nelle mani di donne senza un marito, tre punti percentuali in più rispetto a solo quattro anni prima. Secondo Page Gardner, fondatrice del Voter Participation Center, alle elezioni presidenziali del 2012 proprio tra le donne nubili – che hanno peraltro tutto l’interesse a difendere i propri diritti economici e riproduttivi – si è registrata la maggiore affluenza al voto in quasi tutti i segmenti, con “quasi il 40% della popolazione afroamericana, il 30% di quella ispanica, e circa un terzo degli elettori giovani”.

Sono state le donne single, dunque, ad aiutare Obama a essere rieletto; hanno votato per lui in una percentuale tra il 67% e il 31%, mentre le donne sposate hanno votato per Romney. Nella corsa a governatore nello stato del Virginia del 2013, il candidato democratico ha battuto il rivale repubblicano, con un’affluenza femminile del 9%, ma con il dato delle single “pari a 42 punti percentuali, una cifra sconcertante”, come ha scritto il New York Times. Le simpatie politiche delle donne nubili non sono legate solo, come si pensa in certi ambienti, all’appartenenza razziale.

Stando a un sondaggio dell’agenzia Lake Research Partners, se le donne bianche hanno preferito nel complesso Romney a Obama, le donne bianche non sposate hanno scelto Obama con un margine del 49,4% rispetto al 38,9%. Nel 2013 l’editorialista Jonathan Last, commentando una ricerca sul comportamento di voto delle donne tra i venticinque e i trent’anni alle elezioni del 2000, ha scritto sul Weekly Standard: “È emerso che più di ogni altra variabile ha influito sul voto lo stato civile di quelle donne”.

La correlazione tra l’essere single e la partecipazione elettorale non è certo un mistero. Un articolo del New York Times del 2014 esordiva così: “Il declino del matrimonio nell’ultima generazione ha contribuito alla nascita di un nuovo fronte elettorale di donne nubili che sta dando una nuova fisionomia all’elettorato americano”.

I conservatori ne sono consapevoli, tanto che nel 2012 l’opinionista antifemminista Phyllis Schlafly disse che Obama stava dispensando una serie di servizi sociali pur di mantenere il consenso delle donne nubili: “Il presidente punta a creare una maggiore dipendenza dalle elargizioni governative perché sa che quello è il suo elettorato”. Tale è il timore che incutono oggi le donne single. Ed è per questo che i politici repubblicani le attaccano: durante il dibattito presidenziale dell’ottobre 2012 tra Mitt Romney e Barack Obama, quando ai candidati fu chiesto come intendevano risolvere l’ondata di violenze con armi da fuoco, Romney rispose che per porre fine alla “cultura della violenza” negli Stati Uniti bisognava innanzitutto “far capire alle nostre ragazze che prima di avere dei figli dovrebbero pensare a sposarsi”. Sicuramente in molti (del sesso opposto) lo faranno.

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Fonte: http://www.wired.it/play/libri/2016/10/01/donne-single-traister/

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