“Cerchiamo imprenditori determinati e ambiziosi, capaci di creare aziende che possono un giorno dominare il mercato oppure costituirne uno nuovo”. È questa la frase con cui si presenta Italian angels for growth (Iag), che rappresenta uno dei principali network di business angels in Italia. Ne fanno parte 128 tra manager e imprenditori, che dal 2008 a oggi hanno valutato oltre tremila progetti di startup. Ma di questi, solo l’1% è arrivato al traguardo. Ossia al finanziamento. Iag ha selezionato 81 startup e ha scelto di sostenerne 32, con circa 15 milioni di investimenti diretti.
Perché appena l’1% dei progetti si è tradotto in realtà? “Rispetto agli amici europei, e non dico a quelli israeliani e americani, abbiamo un gap accademico importante. Per cui ci arriva tanta fuffa”, taglia corto Antonio Leone, presidente di Iag. “Ci arrivano molte idee, ma quando chiediamo: a chi serve?, molti ci rispondono a tanti ma non sappiamo a chi – insiste Leone -. Quando chiediamo se è stata fatta una ricerca prima per capire se la soluzione brevettata è la più competitiva e se non è già stata brevettata all’estero, molti non lo sanno. Mancano molte informazioni per capire se un progetto può andare e il sistema accademico, salvo alcune eccezioni, come l’università Bocconi o il Politecnico di Milano, non aiuta”.
Iag d’altronde mette in chiaro che tra gli obiettivi c’è un’uscita remunerativa per gli angels entro cinque anni. L’associazione ha un portafoglio di investimenti che vede in cima il settore medicale, con il 35% delle quote, poi internet e nuovi media (24%), information technology ed elettronica (22%), biotecnologie e farmaceutico al 17%, infine cleantech al 2%.”I nostri soci investono tipicamente 250.000-1.000.000 di euro partecipando a round di finanziamento early stage in aziende digital, biomedicali, elettroniche e tecnologiche in genere – spiegano da Iag -. La nostra partecipazione dovrà essere comunque compresa, – tipicamente ma non sempre – fra il 20 e il 40% e comunque difficilmente inferiore al 10%”.
“Nell’area digitale c’è più educazione al progetto, riceviamo progetti fatti meglio – distingue Leone -. Abbiamo più difficoltà con quelli dell’area industriale”. A fare la differenza è anche il fattore persona: come si presenta il promotore dell’idea di impresa. Iag ha sostenuto la nascita di 25 imprese, di cui 4 all’estero, con un investimento medio per business angel di 16mila euro ogni round. In media, l’associazione ne organizza 4-5 ogni anno: i progetti vengono spediti attraverso la piattaforma di Iag, vagliati dalla struttura amministrativa, che chiede eventuali chiarimenti, e poi passano all’esame dei soci.
“Esaminiamo circa 500 business plan di imprese innovative ogni anno – precisa Leone -. I soci Iag investono ogni anno un importo pari al 3%-4% del valore di tutti gli investimenti venture del nostro Paese, inclusi i fondi venture capital istituzionali. Spesso riempiamo il vuoto fra i primi fondi raccolti dall’imprenditore dai propri familiari e amici e i finanziamenti più elevati che la startup raccoglierà dopo dai fondi di venture capital”.
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Fonte: http://www.wired.it/economia/start-up/2016/10/11/startup-finanziamenti-business-angel-italia/
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