L’edizione della Biennale Musica di Venezia, che continua fino al 16 ottobre, non si è limitata alla musica sinfonica o da camera, ma come succede da un po’ di anni si è portata oltre il confine con contaminazioni sonore e tecnologiche durante la 60esima edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea.
Ryo Murakami, Salvatore Sciarrino e la London Sinfonietta
Uno dei momenti culmine di questi primi giorni è stata sicuramente la premiazione di due compositori così diversi ma altrettanto sperimentali come Ryo Murakami e Salvatore Sciarrino. Il primo, dopo la performance multimediale The Wall (prima esecuzione italiana) ambient, noise e drone music – in collaborazione con l’artista visuale Tatsuya Fujimoto – durante uno dei primi appuntamenti 23 Off, è stato premiato con il Leone d’Argento 2016 per le nuove realtà musicali.
Il Leone d’Oro alla Carriera, è invece andato a Salvatore Sciarrino che nella sua lunga carriera si è distinto per il linguaggio musicale contemporaneo ma innovativo condito da un’espressività intrinseca. A conclusione delle premiazioni alcuni componimenti di Sciarrino sono stati eseguiti dalla London Sinfonietta, un’orchestra da camera fondata ormai nel lontano 1968 e dedita alla rottura della classiche convenzioni e abituata a live di musica contemporanea: da ricordare la collaborazione con l’etichetta di musica elettronica Warp e il chitarrista Jonny Greenwood dei Radiohead.
Tempo Reale: Sinfonia per dispositivi
Ogni giorno siamo circondati da decine di dispositivi che comunicano con noi – ma anche solamente tra di loro – ed è da questo pensiero di connessione che ne nasce dall’associazione Tempo Reale l’idea di creare una vera e propria orchestra di dispositivi elettrici ed elettronici che suonano una composizione sinfonica. Il concetto di sinfonia applicato in maniera alternativa (Symphony Device) che fa sì che oggetti desueti e non, hackerati nelle loro funzioni originali, possano diventare parte di una composizione sonora.
Frullatori che alternano le proprie velocità producendo un loro suono specifico, scanner che gestiti e microfonati a dovere producono vibrazioni simili agli archi classici, hard disk che rielaborano impulsi sonori producendo suono meccanicamente, telefoni che funzionano e compongono toni in automatico, stampanti ad aghi che in base al controllo dei singoli aghi compongono polifonie composite. La maggior parte di questi controllati tramite Arduino. Un ensemble di suoni, rumore, drone e noise mescolati a suoni e rumori prodotti da tv a tubo catodico.
M+A e Yakamoto Kotzuga
I protagonisti della seconda serata 23 Off sono due giovani promesse in ambito pop ed elettronico italiano. Il primo a salire sul palco è il veneziano Yakamoto Kotzuga aka Giacomo Mazzucato, che dopo una manciata di Ep e un album, Usually Nowhere, pubblicato nel 2015, si prepara ad un nuovo lavoro con la partecipazione all’interno della programmazione veneziana: “È il primo evento che ha un’importanza culturale a Venezia e nel mondo. Lo spettacolo di stasera che si intitola Slowly Fading è composto da musica inedita. Il progetto è di portare in tour questa performance, pubblicarla su qualche supporto e sicuramente nel 2017 pubblicare poi un album vero e proprio”.
I visual dell’esibizione sono curati da Furio Ganz: “Con Furio siamo amici da molto tempo, dopo alcuni videoclip abbiamo pensato di allargare la collaborazione anche ai live ma in modo diverso, non partendo solamente dalla musica ma lavorando assieme al tutto lo spettacolo”. Un set coeso e dinamico che ha ben impressionato per la qualità e la resa live.
Gli M+A (Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli) ormai sono una certezza del pop elettronico da esportazione. Una band con un suono e un’estetica ben delineata. Alla Biennale Musica hanno portato un live diverso dal solito: “Lo spettacolo che portiamo qui, Red Letter Day, è un upgrade del precedente tipo di live portato in giro negli ultimi anni e quello che vorremo portare realmente in futuro”. Recentemente hanno pubblicato un singolo Forever More: “In questi mesi stiamo scrivendo tantissimo. Abbiamo un approccio diverso rispetto alle altre volte: ogni volta che abbiamo un input ci lavoriamo provando molto cose diverse. Dobbiamo sentire davvero qualcosa da dire per pubblicare un disco. Un periodo di uscita c’è, ed la primavera 2017”. Un live coinvolgente che ha attratto tutti gli spettatori accorsi al Teatro alle Tese per uno spettacolo non comune per la Biennale.
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