lunedì 24 ottobre 2016

10 progetti dal Global Graduate Show di Dubai

Un'esperienza davvero immersiva con una tuta per la realtà virtuale dotata di 24 canali vibrotattili che provvedono a scaraventarti nello scenario digitale. (Foto: Simone Cosimi/Wired)Sfoglia gallery10 immagini

Rez Infinite Synesthesia Suit (Yukari Konishi e altri-Keio University, Tokyo) Un'esperienza davvero immersiva con una tuta per la realtà virtuale dotata di 24 canali vibrotattili che provvedono a scaraventarti nello scenario digitale. (Foto: Simone Cosimi/Wired)

Rez Infinite Synesthesia Suit (Yukari Konishi e altri-Keio University, Tokyo)
Rez Infinite Synesthesia Suit (Yukari Konishi e altri-Keio University, Tokyo) Un'esperienza davvero immersiva con una tuta per la realtà virtuale dotata di 24 canali vibrotattili che provvedono a scaraventarti nello scenario digitale. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Clear (Xiaobin Li-ArtCenter Collegeod Design, Pasadena)
Clear (Xiaobin Li-ArtCenter Collegeod Design, Pasadena) Immaginate una Waze ma per stilare, insieme, le previsioni dell'inquinamento urbano. Non solo cittadini, vengono coinvolte anche le istituzioni locali per avere il polso della qualità dell'aria. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Algae Ocean Harvester (Fredrik Ausinsch-Umea Institute of Design, Svezia)
Algae Ocean Harvester (Fredrik Ausinsch-Umea Institute of Design, Svezia) Un drone acquatico mangia-alghe che pulisce l'acqua e si alimenta con le medesime sostanze che rimuove. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Spector (Fiona O'Leary-Royal College of Art)
Spector (Fiona O'Leary-Royal College of Art) Immaginate uno Shazam per i font tipografici. Scansioni materiale stampato col sensore e determini non solo il tipo di carattere ma anche dimensioni e colore specifico. Lavora come un plugin di Adobe InDesign. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Keyphone (Henning Marxen-University of the Arts Bremen)
Keyphone (Henning Marxen-University of the Arts Bremen) Uno smartphone caratterizzato da una custodia conduttiva che lo rende il più accessibile possibile alle persone non vedenti. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Printtex (Bejamin Loinger-FH Joanneum Graz)
Printtex (Bejamin Loinger-FH Joanneum Graz) Di stampa 3D se ne è vista poca a Dubai. In compenso, è saltata fuori questa stampante mobile da muro. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Creoto (Malav Sanghavi-Royal College of Art)
Creoto (Malav Sanghavi-Royal College of Art) Una protesi mutevole e programmabile, che cambia adattandosi a ciò che rimane dell'arto inferiore con una serie di attuatori in base alle istruzioni e alle necessità, tutto tramite smartphone. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Werable Dwelling (Gabriella Heagea e altri-Royal College of Art)
Werable Dwelling (Gabriella Heagea e altri-Royal College of Art) Una tenda-cappotto che si trasforma anche in sacco a pelo realizzata in Tyvek, una soluzione poco costosa e resistente pensata per i rifugiati. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Autism Empathy Tools (Heeju Kim-Royal College of Art)
Autism Empathy Tools (Heeju Kim-Royal College of Art) Un set di strumenti (fra cui applicazioni per smartphone che lavorano con il visore cardboard) per sperimentare cosa significhi essere affetti da autismo e tirare un ponte d'immedesimazione verso quella condizione. (Foto: Simone Cosimi/Wired)
Raiden (Kourosh Atefipour-Royal College of Art)
Raiden (Kourosh Atefipour-Royal College of Art) Il prototipo di un guanto dai "superpoteri", sorta di esoscheletro elettrico che emette scariche da 12mila volt dalle dita. (Foto: Simone Cosimi/Wired)

Settimana ricchissima a Dubai. Non solo per l’annuncio della nascita del Didi, il Dubai Institute of Design and Innovation, nuova istituzione accademica che sfornerà talenti del settore come nessun’altra nella regione. La Design Week ospita anche il Global Graduate Show. Si tratta di un’esposizione sostanzialmente unica nel suo genere che ruota intorno a 145 progetti da cinquanta prestigiose scuole di design e architettura da 30 Paesi del mondo.

La strategia dell’emirato è chiara: spingersi oltre le scintillanti architetture e lo sfarzo per cui è noto nel mondo per riempirle ancora di più di contenuti utili per un futuro, chissà, perfino senza petrolio. Alla regione serviranno 30mila professionalità di questo tipo entro il 2019. Si cerca di sfornarle al d3, il Design district, un intero quartiere dove undici padiglioni ospitano a tempo pieno – e a maggior ragione fino al 29 ottobre – laboratori, mostre, workshop e sperimentazioni.

Oppure ci si lavorerà appunto con il nuovo Didi, nato dalla collaborazione con Mit di Boston e con la Parsons di New York, che offrirà un percorso unico a 550 studenti. La settimana del design, arrivata alla seconda edizione dopo i 23mila visitatori dello scorso anno e fortemente voluta da Sheikha Latifa bint Mohammed bin Rashid Al Maktoum, vice capo della Dubai Culture & Arts Authority, è il collettore di questi sforzi. La città, già di per sé stessa incredibile incrocio di nazionalità e culture, deve diventare un hub della creatività mondiale intesa esattamente nella sua declinazione industriale.

Qualche numero della Dubai Design Week racconta con chiarezza questo sforzo degli sceicchi, rivolto specialmente alla regione mediorientale: 550 partecipanti per sei giorni di appuntamenti e 150 eventi sparsi per la città. Le rassegne collaterali come Downtown Design, sorta di mercato dei creativi, e appunto il Global Graduate Show diretto da Brendan McGetrick. Innovazione, ambiente, sociale, sostenibilità sono solo alcuni degli ambiti in cui si muovono i migliori studenti convocati nel golfo persico, ciascuno pronto a spiegare il proprio prototipo. L’esposizione ha infatti una sua peculiarità: raccoglie i progetti e le invenzioni che gli studenti hanno proposto come proprie tesi di laurea.

Anziché organizzarle per nazionalità, McGetrick – scrittore, giornalista, curatore e perfino dj nel tempo libero già al lavoro con Ai Weiwei o alla Biennale di Venezia – ha diviso le scuole e i progetti (si va dal Royal College of Arts britannico, da cui arrivano molte delle migliori proposte, al Mit di Boston passando per la Keio University di Tokyo, l’Upc Barcelona Tech o l’Istituto europeo di design) rispetto ai temi di cui si occupano. Exhibit, per esempio, raccoglie i progetti che si occupano della diffusione delle idee. Connection quelli che puntano su scambio e legami. Sustain mostra invece quelli dedicati alla riduzione dell’impatto dell’uomo sul pianeta Terra e a nuove strade energetiche.

Si va dalle tute immersive per la realtà virtuale a 24 sensori vibrotattili a Creoto, la protesi mutante che si adatta ai bisogni di ogni persona, passando per i sistemi dedicati all’accessibilità dei disabili (Keyphone dell’università di Brema), microambienti come la cucina Cubic Dream del Royal Melbourne Institute of Technology e diverse altre soluzioni per gli spazi ridotti e le situazioni di emergenza (è il caso della tenda indossabile di Gabriella Heagea e Anne-Sophie Geay del Royal College of Art).

Ancora, girando per il padiglione 6 del d3 spuntano smartphone per luoghi senza energia (Sunergy dell’università del Messico), singolari accessori per la domotica e per l’educazione, piattaforme software dedicate ai temi più diversi fra cui la lotta all’inquinamento in crowdsourcing. C’è insomma tutta la vivacità e la carica di menti giovanissime alle prese con i problemi del presente ma soprattutto i bisogni del futuro prossimo.

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Fonte: http://www.wired.it/lifestyle/design/2016/10/24/10-progetti-dal-global-graduate-show-dubai/

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