lunedì 31 ottobre 2016

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Mente Informatica

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Fonte: http://www.menteinformatica.it/regalo-geek-nerd-introvabile/

Huawei Italia, James Zou è il nuovo General Manager della divisione Consumer Business Group

James Zou è il nuovo General Manager della divisione Consumer Business Group di Huawei Italia. A dare la notizia è la stessa azienda cinese tramite un comunicato stampa ufficiale.

Con la nuova nomina, Huawei si pone come obiettivo il rafforzamento della presenza dell’azienda sul mercato nazionale, secondo solamente alla Cina a livello globale per volume di vendite.

"Per Huawei, l'Italia è un mercato chiave all’interno dell’Europa Occidentale”, ha affermato dichiarato Jim Xu, Global Sales and Service of Huawei Consumer Business Group. “Siamo certi che James Zou, in qualità di nuovo General Manager, contribuirà significativamente a far raggiungere alla Divisione Consumer nuovi e importanti traguardi di business”.


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Fonte: http://feedproxy.google.com/~r/hd-blog/~3/-T41L6Pibgw/

Come si sviluppa una rete dedicata all’Internet of Things

Parigi — Per quanto possa sembrare impossibile, Gary Trotman, si sta chiaramente divertendo. Ci troviamo nell’ex palazzo della Borsa, mentre intorno a noi si svolge non senza chiasso lo Huawei eco-Connect Europe 2016. Una conferenza che il gigante cinese ha organizzato per riunire tutti player dell’ecosistema ICT europeo e farli confrontare su molti e diversi temi, dalla Business Innovation alla cybersecurity, passando per IoT, Finance, Storage e ogni altro servizio abilitato dalle potenti infrastrutture di cloud computing.

il sensore che ti dice se il cassonetto dell'immondizia è pieno (Foto: Alessio Jacona)Sfoglia gallery8 immagini

NetBin il sensore che ti dice se il cassonetto dell'immondizia è pieno (Foto: Alessio Jacona)

NetBin
NetBin il sensore che ti dice se il cassonetto dell'immondizia è pieno (Foto: Alessio Jacona)
Questo sensore "ascolta" il contatore dell'acqua
Questo sensore "ascolta" il contatore dell'acqua consentendone la lettura a distanza (Foto: Alessio Jacona)
Il modulo NB-IoT
Il modulo NB-IoT inserito in una scheda con funzionalità più complesse (Foto: Alessio Jacona)
Il sensore di Edyn
Il sensore di Edyn per rilevare l'umidità nel terreno (Foto: Alessio Jacona)
Un device Oviphone per il pet tracking
Un device Oviphone per il pet tracking (Foto: Alessio Jacona)
Un chip Narrow Band IoT
Un chip Narrow Band IoT (Foto: Alessio Jacona)
Il chipset NB-IoT
Il chipset NB-IoT diventa un modulo (Foto: Alessio Jacona)
Il sensore che ti dice se il parcheggio è libero
Il sensore che ti dice se il parcheggio è libero e, in caso, ti consente di prenotarlo (Foto: Alessio Jacona)

Trotman è solutions marketing manager IoT/M2M per Huawei, e deve continuamente alzare la voce mentre spiega ai giornalisti vantaggi e meraviglie del NarrowBand IoT (NB-IoT). Sarebbe una situazione stressante per chiunque, ma non per lui. Mentre parla, emergono tanto la sua passione, quanto l’orgoglio per i risultati ottenuti in tre anni di lavoro spesi a “mettere insieme i molti e diversi player che devono lavorare insieme”. Già, perché per far funzionare il NB-IoT, tecnologia radio a basso consumo capace di connettere praticamente qualsiasi oggetto alla rete, di attori ne servono parecchi: serve mettere d’accordo e integrare i fornitori di chipset, i produttori di moduli, di device, di applicazioni, e ovviamente i gestori dei network. Insomma, non è un caso se la parola più ricorrente, l’hashtag più significativo dell’eco-Connect Europe 2016, sia stato proprio “ecosistema”: delle competenze, degli standard, dei player.

Un chip Narrow Band IoT (Foto: Alessio Jacona)
(Foto: Alessio Jacona)

Trotman ci conduce davanti a un lungo tavolo bianco dove sono in mostra diversi gadget. Il primo che solleva è un minuscolo chipset che a malapena copre la punta del suo dito: “La ragione per cui è così piccolo è che quando si sviluppa hardware per NB-IoT si prende un chipset tradizionale con connettività 2G/3G e lo si spoglia della maggior parte delle funzionalità, di quella ‘intelligenza’ che diventa ridondante quando si deve far funzionare dei semplici sensori”, ci spiega. “Ciò che resta è un sistema capace di inviare pacchetti di informazioni non più grandi di 200 kilobyte ciascuno”.

Può sembrare poco, ma in realtà è più che abbastanza se a trasmettere è per esempio un sensore di umidità alimentato a energia solare e infilato nel terreno di una serra, oppure un sistema di monitoraggio che invia un segnale quando il cassonetto dell’immondizia è pieno.

NetBin, il sensore che ti dice se il cassonetto dell'immondizia è pieno (Foto: Alessio Jacona)
netbin, il sensore che ti dice se il cassonetto dell’immondizia è pieno (Foto: Alessio Jacona)

E poi ancora il collare di un animale domestico che ne monitora la posizione, o il sistema capace di leggere (e quindi rendere digitali) i vecchi contatori dell’acqua “ascoltando” e contando gli scatti dei loro meccanismi. O persino il sensore da inserire nell’asfalto di un parcheggio (oppure da appoggiare sul manto stradale, per soluzioni temporanee), grazie al quale è possibile rilevare a distanza se il posto è occupato o no.

Il sensore che ti dice se il parcheggio è libero o no. E in caso, ti consente di prenotarlo (Foto: Alessio Jacona)
(Foto: Alessio Jacona)

Non sono solo ipotesi. Gli oggetti in questione esistono già e sono tutti sul tavolo presidiato da Trotman. Usciti dalla fase sperimentale, alcuni sono già in vendita in alcuni mercati, altri lo saranno nel 2017, quando il gigante cinese inizierà la commercializzazione su larga scala delle sue soluzioni NB-IoT end-to-end. Intanto Gary Trotman li solleva e li mostra uno a uno per esemplificare tanto l’uso della tecnologia in questione, quanto l’efficacia della collaborazione tra Huawei e gli altri operatori del settore, piccoli e grandi che siano.

Se si può rendere smart praticamente qualsiasi cosa, allora la fantasia diventa l’unico limite. Anche perché il Narrow Band IoT risolve anche un altro fondamentale problema: non intasa le reti mobili. “Grazie alle specifiche hardware estremamente semplificate”, conferma Trotman: “Questi chipset non solo trasmettono ridotte quantità di dati, ma occupano una ridottissima porzione di banda”. Il risultato è che, se a una normale stazione radio base si possono connettere al massimo circa 5mila smartphone contemporaneamente: “nel caso del NB-IoT il numero sale a oltre 100mila”.

In più, quella di cui parliamo è una tecnologia basata su standard condivisi, quindi aperta e sfruttabile da tutti. Si prende il chipset, lo si inserisce nel modulo, se necessario si integra il modulo in hardware più complesso, si sviluppa l’applicazione e il gioco è fatto.

Il chipset NB-IoT diventa un modulo
(Foto: Alessio Jacona)

Vista la cronaca degli ultimi giorni — e in particolare dell’attacco a Dyn che ha messo fuori uso mezza Rete — una domanda sulla sicurezza dei dispositivi viene spontanea. “I nostri sistemi si basano su soluzioni sia hardware sia software che vengono applicate in ogni punto nevralgico del network”, spiega David Hoelscher, IoT Platform Marketing Director per Huwaei. “A partire dal mondo reale, dove per esempio i dispositivi utilizzati in ambito industriale sono dotati di sensori per il rilevamento e la segnalazione delle manomissioni, per arrivare alle tecnologie software di gestione remota dei device IoT, che in tutti i nostri dispositivi sono protette da cifratura secondo lo standard AES 128”

I player, ovvero i produttori dei chipset, dei moduli, dei gadget, delle app o ancora gli operatori telefonici (Huawei ha sviluppato accordi anche con Telecom Italia in questo senso), creano insieme i prodotti e poi possono decidere di vendere autonomamente o in collaborazione tra di loro, all’interno di quello che si configura come un vero e proprio open market. Per definire meglio il contesto, Trotman usa la metafora della pasticceria: “I cuochi si riuniscono intorno al tavolo, ognuno porta i suoi ingredienti, insieme si prepara e cuoce la torta, poi si vede come spartirne e distribuirne le porzioni”.

Che a giudicare dalle rosee previsioni per il mercato IoT, saranno miliardi e invaderanno il mondo.

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Fonte: http://www.wired.it/internet/tlc/2016/10/31/come-si-sviluppa-rete-dedicata-allinternet-of-things/

WMA – Monitoraggio remoto di metalli pesanti in transito sul corpo idrico

Il controllo continuo in linea con conseguente rilevazione in situ di inquinanti, dovrebbe essere uno dei metodi più utilizzati per il monitoraggio dell’ambiente terrestre. Questo tipo di tecnica risulta particolarmente importante ed efficace per l’individuazione delle sostanze inquinanti emergenti, a seguito del progresso industriale e dell’evoluzione dei prodotti chimici utilizzati nell’industria manifatturiera.

Al riguardo Microla ha sviluppato, in compartecipazione con il Politecnico di Torino, un sistema di analisi che integra uno o più sensori in grado di monitorare, in remoto ed in tempo reale, la qualità dell’acqua di scarico e l’eventuale presenza di concentrazioni anomale di contaminanti che potrebbero rivelarsi inibenti per i trattamenti depurativi di tipo biologico o che potrebbero attraversare inalterati l’impianto e riversarsi nel corpo recettore.

Nel tempo differenti tecniche come la fluorescenza a raggi X, la spettrofotometria a fluorescenza atomica, la cromatografia, la spettrofotometria a assorbimento atomico etc.. sono state sviluppate per l’individuazione e la determinazione in contemporanea di differenti ioni all’interno di campioni in analisi. Tra tutte queste tecniche la spettrofotometria basata sull’utilizzo di sorgenti ottiche nell’UV-Visibile risulta essere tra le più utilizzate per la sua rapidità sperimentale, semplicità e possibilità di spaziare su diverse applicazioni.

Inoltre la spettrofotometria quantitativa è stata migliorata notevolmente grazie all’introduzione di metodi statistici multivariati come per esempio la “Principal component regression (PCR)” o la “Partial least squares regression (PLS)”. Quest’ultima risulta particolarmente utile per l’individuazione di valori statistici rilevanti in caso di presenza di multi variabili da tenere in considerazione.

Avendo la necessità di dover evidenziare la presenza contemporanea di agenti inquinanti di natura differente, è maturata l’idea di miniaturizzare gli ingombranti sistemi spettrofotometrici da laboratorio, all’interno di un sistema compatto e trasportabile per analisi da effettuare direttamente sul campo. In particolare il sistema sviluppato da Microla prevede allo stato attuale la rilevazione e l’analisi quantitativa di quattro metalli pesanti: Cromo, Zinco, Nichel, Rame.

La spettrofotometria si basa sull’utilizzo di differenti sorgenti laser a differenti lunghezze d’onda. Esse irradiano il campione da analizzare e l’ampiezza del segnale ottico trasmesso viene raccolta da una fibra ottica e, conseguentemente, misurata da un monocromatore. Nel grafico sottostante è possibile analizzare lo spettro di trasmissione nel range UV-Visibile, tipico del cromo, valutato su campioni a differenti concentrazioni. Il cromo è l’unico componente, dei quattro da rilevare, che non richiede un trattamento chimico particolare per la sua rilevazione.

Figura 1 - Spettro di trasmissione del Cromo

Figura 1 – Spettro di trasmissione del Cromo

 

Per la rilevazione degli altri tre metalli ( Zinco, Rame, Nichel ) è necessario utilizzare un complessante chimico particolare, chiamato ZINCON, che reagisce selettivamente con gli ioni metallici presenti nel campione. La struttura del composto risultante costituisce un particolare complesso molto stabile che vede l’atomo centrale metallico essere circondato a tenaglia dal chelante ZINCON. Il processo di “chelazione” modifica l’assorbimento degli ioni a determinate lunghezze d’onda e, grazie a questa variazione, il processo di analisi spettrofotometrico può ora essere messo in atto.

Figura 2 - Schema a blocchi del sistema di misura

Figura 2 – Schema a blocchi del sistema di misura

Nella figura sovrastante è presente uno schema a blocchi del sistema di analisi realizzato.

Si distinguono le riserve del componente chimico ZINCON, la riserva di acqua per il lavaggio delle camere di test, il sistema idraulico, le elettrovalvole e i vari componenti ottici atti alla misura dell’analita. Tra questi il Lab-On-Chip per l’analisi fluidica, opportunamente progettato in collaborazione con il Chilab – Laboratorio del Politecnico di Torino. E’ anche presente una siringa meccanizzata per il dosaggio e la miscelazione del campione con il reagente chimico al fine di ottenere un composto chimico analizzabile tramite spettrofotometria.

Per valutare l’affidabilità e ripetibilità del sistema di misura (elementi indispensabili ai fini della validazione del processo) sono stati effettuati test di misura ripetuti su vari campioni con concentrazioni di zinco, nichel e rame differenti. E’ possibile valutare nelle immagini sottostanti la buona riproducibilità del sistema di misura testata prima su campioni contenenti una sola tipologia di metallo da rilevare e successivamente su campioni contenenti più metalli contemporaneamente con concentrazioni variabili.

Figura 3 - Test di ripetibilità per Zinco, Nichel, Rame

Figura 3 – Test di ripetibilità per Zinco, Nichel, Rame

Essendo la misura basata su un metodo statistico è corretto considerarla una predizione. Nella tabella sottostante è possibile apprezzare come le predizioni delle concentrazioni dei vari metalli pesanti nei campioni sintetici sia effettivamente corretta e molto simile alle concentrazioni reali e note.

tabella

 

Sono stati già realizzati due prototipi correttamente funzionanti di cui:

  • Il primo, in collaborazione con Eni, per l’analisi dell’acqua marina in prossimità delle piattaforme offshore. Un AUV ( Autonomous Underwater Veichle ) è stato equipaggiato con il sistema prodotto da Microla per la rilevazione di metalli pesanti.

  • Il secondo, in collaborazione con SMAT, per l’analisi da effettuare nei punti acqua dislocati nella provincia di Torino e di cui si riporta illustrazione nel seguito.

figura4

Inoltre il vantaggio del sistema prodotto da Microla risiede nella completa autonomia, limitata esclusivamente dall’uso della batteria interna in quanto per ogni misura viene utilizzata unicamente un’esigua quantità di agente complessante. Attraverso un modulo GSM installato a bordo è previsto inoltre un sistema di comunicazione basato sull’invio di SMS per l’inoltro di informazioni quali stato della batteria, malfunzionamenti e messaggi di allarme nel caso in cui le concentrazioni di metalli misurate superino un determinato valore di soglia definito dalla legge. In futuro sarà reso possibile un sistema di prelievo e conservazione di campioni con valori di inquinanti sopra-soglia, al fine di poter effettuare un ulteriore controllo e misura nei laboratori specializzati.

Contatti

Microla Optoelectronics Srl

Loc. Baraggino – 10034 Chivasso (TO)

Giorgio Damosso (CEO)

Giorgio.damosso@micro-la.com

Tel. 011 9103740



Fonte: http://www.aiv.it/plasma-science-technology/wma-monitoraggio-remoto-di-metalli-pesanti-in-transito-sul-corpo-idrico/