sabato 1 ottobre 2016

Quel “titolo gratuito” (Fertility Day? Ecco perché, caro Ministro, non possiamo affidarci al caporalato di turno…)

«Visto che il nome non piace, visto che le campagne non piacciono, abbiamo tempo fino al prossimo anno per farci aiutare dai creativi – possibilmente a titolo gratuito – perché dobbiamo far quadrare il bilancio».

Buongiorno Ministro, se avesse bruciato la pizza nel forno, andrebbe nel ristorante sotto casa a chiedere di rimediare gratis per procurarsi la sua cena? So che le è difficile credermi perché i suoi precedenti con i miei colleghi che l’hanno aiutata nel mettere a punto la comunicazione del Fertility Day non brillano per professionalità, ma ci tenevo a informarla che quello del creativo è un mestiere a tutti gli effetti. E come tale dovrebbe essere riconosciuto anche in termini economici.

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LAVORIAMO ANCHE…

Immagino che questa affermazione possa risultare bizzarra, in fondo ce la mettiamo tutta per far sembrare il contrario. Perché molti di noi hanno scelto un mestiere che diverte. Che ci permette di giocare. Di non prenderci troppo sul serio. Di vestirci come cretini e di legittimare la mondanità come impegno di lavoro. Ma lavoriamo anche. Lavoriamo tanto e duramente per confezionare quei messaggi di marca che in qualche modo partecipano ai racconti economici e sociali che appartengono alla collettività.

Vero che i più giovani di noi spesso iniziano ad affiancare i più grandicelli accettando di lavorare qualche mese con un piccolo rimborso spese. Vero che tra noi alcuni sfruttano la fascinazione del mestiere per strumentalizzare gli stage ché «far quadrare il bilancio» è spesso un alibi disonesto per far tornare il proprio interesse. Vero che dentro molte delle aziende per cui lavoriamo i nostri principali interlocutori sono gli uffici acquisti, che comprano la creatività come si compra la cancelleria e noi abbiamo lasciato che questo accadesse. Vero che molti di noi, spesso i più giovani di cui sopra, per aiutarsi e darsi un minimo di visibilità si sono tuffati a capofitto in quelle piattaforme digitali affollate di aspiranti creativi, dove le idee si pescano a strascico a fronte di un gettone di partecipazione che ha il sapore della questua.

Vero che è colpa nostra, Ministro. Ma la prego di dare valore alle idee.

Anche e soprattutto perché non abbiamo saputo difenderle. Perché la recessione, internet, quegli stronzi dei millennials che non ci guardano, l’evoluzione della specie, il ritorno dei Maya e la zanzara tigre hanno creato le condizioni ideali per pagare sempre meno il nostro lavoro. La creatività è quella cosa che s’impara in una manciata di pagine insieme alla mindfulness, alle diete facili e alla felicità da manuale. E adesso risulta difficile pensare che dietro una buona idea possa esserci dello studio, della cultura, dell’analisi e il lavoro di diverse persone, alcune delle quali non appartengono alla classe creativa, ma senza le quali nulla di quello che facciamo potrebbe andare in scena.

Proprio come nel ristorante sotto casa sua, Ministro, ha visto che non c’è solo il pizzaiolo?

Spesso dietro molte delle nostre idee ci sono i pensieri di altri. Ci sono i planner, per esempio, i data scientist. Uix. Psicologi. Ricercatori. Account e altre figure così. Meno strambe, forse, ma creative tanto quanto.

Quello che facciamo, caro Ministro, merita di ritrovare quella dignità che noi stessi abbiamo contribuito a smarrire lungo questi anni complicatissimi. La dignità del lavoro. Che non possiamo affidare al caporalato di turno, peggio se arriva dalle istituzioni.

Cordiali saluti.

PAOLO IABICHINO

Originariamente pubblicato su Medium

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Robot per il coding: con Root i bambini imparano a programmare

Un robot per il coding è uno strumento didattico che unisce divertimento e apprendimento. I robot stimolano il pensiero logico-creativo nei bambini e li avvicinano alla programmazione in modo pratico e intuitivo, giocando. In questo articolo ti parliamo di Root, un…
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La lunga notte nella quale rivivono Einstein, Schrodinger, Heisenberg e tutti gli altri…

Il 30 settembre sarà la Notte Europea dei Ricercatori, questa del 2016 è l’undicesima edizione, e mai come in quest’anno i grandi fisici del XX secolo rivivranno negli eventi sparsi per tutto il nostro continente. La Commissione Europea dal 2005 ha lanciato questa iniziativa, e ora ad aderire sono tutti i principali paesi europei, con 200 macro-eventi, a cui sono associati i progetti scientifici: 6 di questi vedranno la luce in Italia, in ben 52 città. Il fulcro, il perno da cui tutto si dipana è Frascati, grazie all’attivissima Frascati Scienza in collaborazione con il centro ricerche Enea (da cui partono poi tutti gli altri istituti i ricerca), il cui programma è molto vasto e le prenotazioni per i singoli eventi sono già corpose (sono previste cinquecento persone soltanto all’Enea di Frascati), è sufficiente collegarsi al sito e trovare l’intrattenimento a cui vi interessa partecipare. Ma ci sono anche le altre città: Milano, Roma, Pavia, Firenze, Cagliari, Bari, Ancona, tutte con le proprie iniziative.

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BRUXELLES E MARIE CURIE

Partiamo da lontano, partiamo dalla capitale europea, Bruxelles, quest’anno l’evento principale lo hanno dedicato a Marie Curie e alla sua storia, nel 2017 si festeggeranno i 150 dalla sua nascita e quindi in Belgio si sono portati avanti e hanno organizzato una grande serata con video, giochi, spettacoli interattivi per far rivivere a tutti le grandi scoperte della scienzata polacca. Inoltre, la Commissione Europea ha chiamato il programma “Marie Sklodowska Curie Action”, proprio con l’idea di promuovere le carriere dei ricercatori in Europa, partendo come esempio dalla vita della Curie.

SEI PROGETTI

Torniamo in Italia, i sei progetti hanno questi nomi: bright, closer, made in science, luna, sharper, society, e si può accedere a ciascuno tramite il sito nottedeiricercatori.it per trovare l’evento nella vostra città. A Frascati, come detto, avranno luogo gli eventi più corposi, ed alcuni iniziano anche la settimana precedente. “Sapermercato” è uno di questi, per l’intera durata della manifestazione una mostra tutta dedicata all’astronomia e alle ultime scoperte del nostro universo, realizzata e creata esclusivamente dai ragazzi che hanno frequentato la scuola di astronomia per ragazzi “Cosmoscuola”, altro ramo di questa fantastica notte dei ricercatori. La “Fisica del Sole” sarà un laboratorio tutto dedicato all’astrofisica. Un viaggio che parte dal nucleo del Sole, fino ad arrivare all’atmosfera terrestre, questa cavalcata virtuale risponderà a tutte le curiosità, i dubbi e le domande sull’importanza delle radiazioni solari per l’evoluzione della vita sulla Terra, toccando con mano le leggi che governano il comportamento della luce.

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LA FISICA DI STAR TREK

Ci sarà poi spazio per la “fisica di Star Trek”, e quella di tutti i supereroi, in un altro evento all’interno delle mura della città; così come per le neuroscienze e gli ultimi dibattiti di attualità scientifica su questa branca della scienza. Un altro evento interessante è “la matematica della musica”, un modo per raccontare la matematica lontano dai manuali scolastici; e poi anche il grande viaggio in Antartide, con un collegamento con la stazione di ricerca per seguire in real time la situzione in uno dei posti più inesplorati del pianeta.

LA STORIA DI INTERNET E DEL WEB

Nella sede INFN, sempre di Frascati, un percorso espositivo per illustrare le tappe più significative della storia di Internet e del web: dalla nascita di Arpanet nel 1969, alla prima mail, dall’invenzione del www di Tim Berners-Lee al CERN nel ’91, fino alla nascita dei social network e alle più recenti innovazioni in ambito tecnologico. La rete della ricerca GARR, una rete che ha saputo anticipare le esigenze della propria comunità di utenti trovando soluzioni innovative. L’evento si chiamerà “Program or to be programmed”.

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LO SPETTACOLO DI EINSTEIN

A Cascina un altro splendido viaggio, questa volta a 25 km nord ovest di Roma, verso il lago di Bracciano, organizzato dal centro ricerche Enea: il professor Emilio Santoro guiderà il TOUR n° 6 “Reattore di ricerca TRIGA”, e vi porterà a fare un giro (lui è il direttore) nel reattore nucleare, vi spiegherà come funziona, e tante altre cose molto sfiziose, oltre che a mostrare le “applicazioni” della fisica quantistica, compresa la medicina nucleare. Einstein, Marie Curie, Schrodinger, Heisenberg torneranno protagonisti indiscussi alle ore 21, al Centro di Ricerche Enea di Frascati, nel mio spettacolo (tutte le info qui), ultima tappa del mio viaggio nei centri ricerca, prima di approdare a teatro con le nuove date per prossima stagione. In contemporanea, presento il mio nuovo romanzo, che esce proprio in quel giorno: “L’incredibile cena dei fisici quantistici”, editore Salani (tutte le info qui). Ma questa è un’altra storia…

GABRIELLA GREISON

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Il corpo delle donne, la moda, la diversità (a proposito di fashion week e culture…)

La moda è quell’oggetto misterioso, affascinante e in perenne movimento che, soprattutto in questi giorni d’autunno e fashion week, raccoglie attenzioni, fotografie, reportage, social share. Ma la moda, lo abbiamo imparato a scuola, è anche caducità ed effimerità. Cambia sempre. A volte torna uguale a prima. A volte scompare e viene dimenticata. È sorella della morte, come ben ci ha insegnato Leopardi. È, in fondo, un oggetto storico, uno specchio dei tempi. È la materializzazione dello zeitgeist. È ciò che siamo o che – quantomeno – vorremmo poter essere. Ispira e seduce. A volte è aspirazionale e lontana dal mondo, elitaria e irraggiungibile. A volte, subito dopo, pesca dalle strade e diventa assolutamente pop. Per tutte queste ragioni, la moda è uno degli strumenti più immediati ed efficienti per raccontare culture, persone, gusti, attitudini. Ci aiuta a capire dove stiamo andando, e ci permette di capire quali saranno le nuove tendenze. Anche dal punto di vista dell’integrazione e dell’inclusione sociale.

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LA MODA, DIESEL E LE REGOLE DEL GIOCO

In principio fu Diesel, che nel 2014 grazie al provvidenziale arrivo di Nicola Formichetti lanciò la campagna #DieselReboot. Un inno alla diversità. Una ventata d’aria fresca in un mondo della moda ancora troppo spesso popolato da corpi incredibilmente perfetti e dunque irraggiungibili. #DieselReboot ha sparigliato le carte. E ha piantato il primo seme del cambiamento. Lo ha fatto dal basso, attivando gli utenti finali. Il pubblico, i fan, i wannabes. Attraverso una call to action aperta e social, Formichetti tramite Tumblr ha catalizzato l’attenzione e dato spazio e voce a chi, normalmente, sulle riviste di moda non era proprio abituato ad apparire. Modelle disabili, modelle plus size, modelle androgine. E poi artisti, creativi, scrittori.

Gli outsider, gli underdog, i non integrati, i weirdos, quelli “speciali” sono tanti, e sono lì fuori. Hanno una voce e vogliono usarla

Il marketing qui c’entra poco. Questa non è stata soltanto una campagna di super cutting edge. Formichetti arrivava dal mondo di Lady Gaga, e da lei aveva imparato una cosa, forte e chiara: essere tradizionalmente concepiti e intesi come “diversi” non è un limite. Può e deve essere un valore aggiunto. Un punto di forza e di rivoluzione. Gli outsider, gli underdog, i non integrati, i weirdos, quelli “speciali” sono tanti, e sono lì fuori. Hanno una voce e vogliono usarla. Da quel momento in poi, la strada si è man mano aperta sempre di più. La rivoluzione di chi i vestiti li deve comprare e indossare è ufficialmente partita e anche la moda ha iniziato ad aprire gli occhi. E a cambiare. Si è poco a poco diversificata. Ha iniziato a includere.

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TAGLIA E CURVA

Ad esempio, ha cominciato a capire che non esiste solo la taglia 0, ma che anzi le donne hanno forme e curve diverse. Possono essere molto magre, ma anche più burrose. Possono essere alte o basse, avere corpi a forma di triangolo, di pera, di quadrato, di mela. Possono avere le tette, ma anche essere piatte come delle tavole da surf. E proprio per tutte queste ragioni e varietà possono – anzi sono e sanno – essere belle. A modo loro. Un modo reale e soprattutto efficace, come ha dimostrato la campagna #AerieReal di American Eagle Outfitters o le foto vere e vive delle non modelle di Lonely Girls (tra cui c’è anche la mitica Lena Dunham della serie culto HBO Girls).

Molto raramente le donne hanno le curve di Jessica Rabbit

La moda – anche se non tutta – ha iniziato ha capire che molto raramente le donne hanno le curve di Jessica Rabbit e della Coca-cola. E molto di rado assomigliano alla Barbie (che poi, quest’anno si è normalizzata pure lei). La gioventù estrema e assoluta ha iniziato a venire mitigata. In passerella e sui giornali hanno iniziato ad apparire donne anziane. Con le rughe.

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DALLE TAGLIE AL GENDER…

Chi costruisce vestiti, sogni e pubblicità ha finalmente iniziato ad afferrare il concetto che la sessualità è fluida, ibrida, non fissa. E che la bellezza è un concetto assoluto e puro, tanto da trascendere i generi e le identità. Anche in questo caso non si è trattato solo di marketing, nè soltanto di voglia di compiacere i gusti non mainstream di tanti millennialsNei grandi magazzini chic sono arrivate le prime collezioni gender neutral. Andreja Pejic, Ruby Rose e Cara Delevigne sono diventati modelli di culto. Sono anche arrivate le prime campagne di alta moda in cui i modelli erano tutti transgender. E finalmente anche bambini hanno smesso di dover scegliere gli zainetti per la scuola in base ai colori (o rosa o azzurro) o ai disegni (bambole o macchinine?).

…E DAL GENDER ALLA DISABILITA’

La rivoluzione all inclusive della moda non si è fermata al genere, all’età o alle taglie. Ha a poco a poco iniziato ad accettare anche la diversità fisica più assoluta e più tabuizzata. Quella dei corpi mutati dalla chirurgia (non quella estetica), dalla malattia, dalle atrocità della vita e da quella che in tanti consideriamo sfortuna, ma che il favoloso Alex Zanardi ci ha spiegato essere semplicemente una prova da superare a testa alta, e con tutta la caparbietà di questo mondo.

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Proprio perché sono corpi alterati comunicano forse addirittura meglio. E sicuramente con più forza

Corpi come questi non smettono nè di vestirsi nè di comunicare. Anzi: proprio perché sono alterati comunicano forse addirittura meglio. E sicuramente con più forza. Il magazine americano Refinery29 è stato pioniere di un movimento che ha man mano iniziato a promuovere l’accettazione di qualsiasi tipo di corpo femminile, grazie a una campagna estiva dal messaggio forte e chiaro: “Take back the beach. It’s your body. It’s your summer. Enjoy them both”. (Riprendetevi la spiagga. È il vostro corpo. È la vostra estate. Godeteveli entrambi).

La campagna non parlava solo alla community LGBTQA+ o alle donne plus size o a quelle super skinny. Andava oltre. Andava dove c’è bisogno di andare e di liberare. Parlava anche e soprattutto di disabilità e accettazione, attraverso storie e fotografie piene di orgoglio, di vita, di bellezza. E scopriva la immensa bellezza, forza e fascino di influencer come l’americana Mama Cax. Modella e ambassador di Alleles (marchio di gambe prostetriche dal design impeccabile e incredibilmente à la page), Mama Cax è una donna di colore a cui manca una gamba che con il suo lavoro di digital storytelling sta contribuendo a trasformare ancora di più l’oggetto moda. Tanto che è appena stata invitata a parlare alla Casa Bianca durante la settimana della moda di NYC per partecipare e intervenire nell’ambito del primo fashion show inclusivo #DesignForAll.

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IL CORPO DELLE DONNE E’ DELLE DONNE?

Questa è la migliore moda di oggi. Una moda capace di tracciare nuove strade e di definire nuovi modi di pensare e agire. In grado di vestire e svestire corpi diversi, in modo diverso. Una moda che sa rispondere alle sensibilità personali, ai contesti socio-culturali, alle esigenze del singolo. Espressione libera di una scelta estetica e di un modo di vivere. Questo però non avviene sempre, e il dibattito estivo sui burkini in spiaggia e sui campi da volley di Rio 2016, opposti ai costumi succinti delle donne e sportive caucasiche ce lo ha ben ricordato a tutti, forte e chiaro.

Chi è più libera e chi è più cool? Chi è più schiava delle costrizioni e convenzioni sociali? Chi si copre o chi si scopre?

Il problema è che non sono quasi mai le donne a decidere come, quanto e dove coprirsi o scoprirsi. La pubblicità e i media intervengono giudicando, direzionando, etichettando e stabilendo a priori scelte, stili, vestiti. Per conto delle donne. L’uso quasi “politico” che della moda e degli abiti fanno Kim Kardashian e Emily Ratajkowski con i loro capi iper minimal da un lato e i nuovi brand, influencer e negozi che portano avanti quella che viene comunemente definita “moda modesta” (la stilista mussulmana Anniesa Hasibuan – la prima a sfilare alla New York Fashion Week con una collezione in cui tutti i capi prevedevano il hijab come accessorio; il negozio gestito da due ebree ortodosse Mimu Maxi a Brooklyn; le due it girl australiane Chaya e Simi e la creator Noore) dall’altro, è in realtà molto simile, perché si basa su una regola semplice. Ridare alle dirette interessate la facoltà di scegliere e di decidere.

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LA SCELTA

Al di là delle provocazioni e delle estremizzazioni. È chiaro che mostrarsi ripetutamente senza veli è un’azione estrema ed è altrettanto chiaro che a volte i veli imposti dalle religioni sono costrizioni umane, limitazioni forti al diritto e alla libertà. Ma la riappropriazione della propria facoltà di scegliere come coprire, addobbare o mostrare il proprio corpo è, nel mondo libero, il modo migliore che una donna ha per essere di moda.

FRANCESCA MASOERO

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Fonte: http://www.chefuturo.it/2016/10/moda-donne-diversita-fashion/